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EDIZIONE 2009 Le Città PerformAttive, alla sua prima edizione nel 2009, è stato un progetto itinerante di workshops intensivi in arti performative contemporanee nelle Città di Bassano del Grappa, Treviso e Castelfranco Veneto e della successiva realizzazione di una serie di studi-performance in luoghi caratteristici delle città. L’articolato programma ha offerto l’occasione di sperimentare uno studio ed una pratica intensiva ad artisti provenienti da discipline diverse, non più considerate indipendenti le une dalle altre, bensì come un tutt’uno, all’interno del nuovo linguaggio del teatro contemporaneo. Attraverso i laboratori, condotti da professionisti del settore, si sono forniti gli strumenti utili alla realizzazione di progetti e produzioni contemporanei di gruppo. Si sono aperti i laboratori a giovani attori, musicisti, video artisti, registi, danzatori e ai giovani in generale ma anche a chi era alla prima esperienza e a quanti si interessano alle arti sceniche contemporanee. A conclusione di ciascun workshop, sono state realizzate delle performance che hanno avuto vita negli spazi cittadini che sono diventati anche spazi di comunicazione artistica. Luoghi in cui giovani, professionisti e cittadinanze si sono confrontati tra loro. In ogni città è stata sviluppata una tappa del progetto: 2 laboratori e una performance, sintesi del percorso formativo affrontato. In tutte tre le città è stato realizzato un laboratorio teatrale di ricerca più un’altro laboratorio di un’altra disciplina artistica. Il percorso formativo si è infatti concentrato sul teatro e le arti sceniche ad esso correlate. Musica, video e scrittura non come elementi di sottofondo all’azione teatrale ma come elementi drammaturgici. Il programma mirava in particolare alla sperimentazione di nuove forme di spettacolarità, accostando tecniche innovative alle arti sceniche tradizionali. Ci si è avvalsi dell’uso di strumenti digitali, coordinato col lavoro attoriale. Si è ricercato sulle possibilità comunicative del teatro facendo proprie anche le nuove tecnologie. Cosa divenuta ormai un’esigenza. Un progetto A_P realizzato con il sostegno della Regione Veneto – Assessorato alle Politiche sociali, Volontariato e No Profit Giovani Produttori di Significati Governo italiano – Presidenza dei Ministri – Ministro della Gioventù con il patrocinio di Provincia di Treviso Città di Bassano del Grappa Città di Castelfranco Veneto Città di Treviso PROGRAMMA SVOLTO Bassano del Grappa L’intercettazione _ workshop di registrazione audio ambientale 25 e 26 luglio _ ore 9.30 – 16.30 _ Ridotto Remondini L’uomo invisibile _ laboratorio di ricerca teatrale dal 27 luglio al 1 agosto _ ore 18.00 – 22.00 _ Ridotto Remondini Panóptikon _ performance 2 agosto ore 21.30 _ 21.00 _ 22.30 _ 23.00 _ chiostro del Museo Civico Treviso Parole registrate in forme di dialogo _ laboratorio di scrittura drammaturgica _ I parte 23 luglio e 20 agosto _ ore 21.00 – 23.00 _ Spazio Paraggi L’uomo invisibile _ laboratorio di ricerca teatrale dal 3 al 8 agosto _ ore 18.00 – 22.00 _ Spazio Paraggi Sorveglianze _ performance 9 agosto ore 21.00 _ 21.30 _ 22.00 _ 22.30 _ 23.00 _ Spazio Paraggi Castelfranco Veneto Il terzo occhio _ laboratorio di videomaking digitale 18 luglio – 22 e 23 agosto _ ore 9.30 – 13.30 _ Auditorium Giovanni Graziotto L’uomo invisibile _ laboratorio di ricerca teatrale dal 24 al 29 agosto _ ore 18.00 – 22.00 _ Auditorium Giovanni Graziotto Parole registrate in forme di dialogo _ laboratorio di scrittura drammaturgica _ II parte 3 e 17 settembre – 1 ottobre _ ore 21.00 – 23.00 _ Auditorium Giovanni Graziotto Sguardi _ performance 30 agosto _ ore 21.15 _ 21.45 _ 22.15 _ 22.45 _ 23.15 _ cortili di Villa Revedin-Bolasco Doublethink _ performance finale 28 novembre ore 20.45 _ 21.45 _ 22.45 _ Teatro Accademico Castello di Godego Brindisi di chiusura _ 19 dicembre ore 18.00 _ Barco Mocenigo Tema “Colui che è sottoposto ad un campo di visibilità, e che lo sa, prende a proprio conto le costrizioni del potere; le fa giocare spontaneamente su se stesso; inscrive in se stesso il rapporto di potere nel quale gioca simultaneamente i due ruoli, diviene il principio del proprio assoggettamento. In effetti anche il potere esterno può alleggerirsi delle sue pesantezze fisiche, tendere all’incorporeo; e più si avvicina a questo limite, più i suoi effetti sono costanti, profondi, acquisiti una volta per tutti, incessantemente ricondotti: perpetua vittoria che evita ogni scontro fisico e che è sempre giocata in anticipo”. M. Foucault Le nostre città hanno occhi e orecchi che ci vedono e ci ascoltano, sono osservatori non visti che ci colgono nella nostra inconsapevole agitazione quotidiana. L’idea è quella di indagare sul fenomeno che ci ha immersi in un mondo nuovo, segno di una marcia inarrestabile della nostra contemporaneità. Un fenomeno che si vuole capire ma che allo stesso tempo è complesso e contraddittorio: da un lato una società che ha come riferimento di base la libertà individuale, valore ormai irrinunciabile, dall’altro l’esigenza di un continuo rafforzamento della sicurezza, valore altrettanto sentito nella società civile; da un lato la crescente attenzione alla salvaguardia della privacy, dall’altro la necessità di essere visti, notati il più possibile, di proporre al pubblico la propria immagine di sé (ad es. attraverso social network, reality,…); uno sviluppo sempre più esteso dei mezzi di comunicazione (internet, cellulari,…) che se da un lato offre la conquista della libertà, dall’altro comporta la perdita della stessa libertà. Una riflessione sul clima del tempo, favorito dai media e dalla tecnologia: videocamere che fanno parte integrante del nostro paesaggio urbano, telefonini dotati tutti di fotocamere, videocamere e registratori, internet. Siamo al contempo spioni e spiati, osservatori e osservati: si tratta di un controllo continuo e reciproco, sia da parte di soggetti pubblici che privati. I confini tra pubblico e privato si confondono. “Non potete vedermi. Sono invisibile. Però io vi posso vedere.” Laboratori L’uomo invisibile laboratorio di ricerca teatrale condotto da Barbara Riebolge Tre laboratori in tre città. Ogni seminario è stato un percorso attraverso la ricerca sensoriale della spontaneità di ciascuno, della consapevolezza di sé e degli altri, per un teatro al contempo individuale e collettivo. Si è mosso dal training dell’attore per una più completa coscienza delle proprie capacità espressive, mirando all’eliminazione dei blocchi e alla ricerca di una comunicazione schietta e naturale. Ciascuno ha sperimentato un linguaggio espressivo personale all’interno di un lavoro corale. Si è indagato sul rapporto tra osservatore e osservato e su come attore e spettatore siano prospettive diverse di un evento comune. Il terzo occhio workshop di videomaking digitale condotto da Giacomo Talamini Il workshop del 19 luglio è iniziato con una rapidissima disamina delle basi teoriche necessarie all'utilizzo di una videocamera digitale, per poi concentrarsi sull'ideazione del video, sullo storyboarding e sulla pianificazione della ripresa, elementi decisivi nell'elaborazione di materiale pienamente aderente alle necessità artistiche della piece teatrale. L'ideazione è avvenuta sotto forma di un brainstorming collettivo, ragionato ma sostanzialmente libero. La seconda sessione, il 22 e 23 luglio, si è incentrata sul montaggio e sulla postproduzione, le fasi durante le quali la creazione scaturisce dal magma del girato acquistando corpo, ritmo e significato, a volte in modo piacevolmente dissonante rispetto all'idea primigenia. Parole registrate in forme di dialogo laboratorio di scrittura drammaturgica coordinato da Nicola Cecconi Sette incontri di due ore ciascuno attraverso i quali i partecipanti hanno potuto produrre un testo drammaturgico collettivo ed uno individuale. Il testo collettivo è stato redatto grazie a un lavoro di gruppo finalizzato a selezionare, analizzare, modificare e definire le idee drammaturgiche di ciascuno per ottenere un testo comune, una scrittura corale che nasca dal presupposto di confrontare le proprie parole con quelle degli altri; il testo individuale ha permesso invece di sviluppare in maniera autonoma il proprio progetto di scrittura, avvantaggiandosi però del confronto con gli altri partecipanti. Cinque sono stati gli incontri-confronti tra gli autori, due gli appuntamenti in cui il testo è stato condiviso anche con attori partecipanti a laboratori teatrali. L’intercettazione workshop di registrazione audio ambientale condotto da Mauro Martinuz e Devis Gramziera Dopo pochissime nozioni teoriche il workshop si è svolto essenzialmente girando per la città di Bassano del Grappa a "caccia" di suoni, rumori e paesaggi sonori che sono stati poi utilizzati durante la performance di teatro che nel frattempo è andata a delinearsi. I suoni archiviati in una giornata di lavoro sono stati in seguito elaborati, editati e adattati alle esigenze della piece teatrale. La registrazione audio-ambientale ha contribuito alla sceneggiatura, colorando le scene e attraverso situazioni sonore particolarmente caratteristiche portando all'interno dell'opera teatrale la sensazione che il teatro non sia un luogo chiuso, acusticamente isolato, ma anzi un luogo che può contenere tutta l'energia della città che lo ospita. Performance Le performance sono state plasmate in diversi luoghi caratteristici delle città – dal chiostro romanico alla galleria d’arte contemporanea, dalla villa ottocentesca alla roccaforte medievale e al teatro settecentesco – studiando in ogni momento un nuovo impatto tra l’uomo invisibile, simbolo dell’osservatore non visto nelle nostre città, e l’osservato. Ogni studio è partito, non solo dal luogo, ma anche dallo sviluppo e dai risultati ottenuti dall’allestimento precedente. Il pubblico è stato direttamente chiamato in causa, partecipe dell’azione teatrale, proprio perchè si è inteso con luoghi del territorio non solo gli spazi fisici ma anche la gente, le persone che danno vita a questi spazi, investigando la condizione dello spettatore-cittadino, la natura e la condizione del nostro vivere sociale. Ciascuna performance si è ripetuta in più repliche. Il pubblico era direttamente coinvolto. I posti erano limitati e la prenotazione obbligatoria. Panóptikon Il Panoptico è un progetto architettonico carcerario ideato alla fine del XVIII secolo da Jeremy Bentham, in cui i detenuti vengono sorvegliati senza avere la percezione di essere osservati. Il nome stesso sottintende la possibilità di osservare (optikón) tutto (pan). Il Panoptico è divenuto il simbolo nella nostra società del rapporto tra singolo individuo e regole del sistema sociale. Il controllo pervade la società da dentro. Un primo studio sul rapporto tra osservatore e osservato: ciascuno di noi è osservato in maniera più o meno inconsapevole da un osservatore invisibile e inverificabile. Attraverso nuovi sistemi di scambio e comunicazione (cellulari, internet, video sorveglianza, carte, bancomat,…) siamo rintracciabili e visibili. È nata una nuova consapevolezza, quella di essere osservati in maniera e quantità straordinaria. Il pubblico, osservatore per eccellenza, diviene partecipe dell’azione teatrale. Panóptikon è stato realizzato all’interno del chiostro del quattrocentesco ex convento di San Francesco a Bassano del Grappa (VI). La performance esigeva uno spazio circolare o pseudocircolare con la possibilità di utilizzare sia l’area centrale che l’area perimetrale. Durata: 20 minuti. Sorveglianze Chi sono i sorveglianti? Chi spia la nostra intimità? Come lo fanno? La particolare performance mette alla prova il pubblico cercando di dare possibili risposte. Il lavoro offre un divertente e, allo stesso tempo, inquietante quadro di riflessione sul rapporto tra osservato e osservatore. Uno studio, che si sviluppa attraverso un percorso percettivo, sulle possibilità di controllo e di sorveglianza e sul soggettivo e ampio potere che l’osservatore esercita sull’osservato. Allo spettatore il compito di affiancare e divenire lui stesso agente di sorveglianza per spiare, attraverso vari mezzi, alcuni soggetti nella loro intimità quotidiana. Sorveglianze è stato messo in scena nella galleria espositiva Spazio Paraggi di Treviso. La scena consisteva nell’allestimento di più sale comunicanti di diverse dimensioni. Durata: 15 minuti. Sguardi Continuando il percorso di ricerca sul rapporto osservato-osservatore, il pubblico viene introdotto all’interno di un’accademia/carcere dove agenti di sorveglianza vengono istruiti a condurre le loro indagini a partire dall’osservazione. Quanto di noi raccontiamo con il nostro aspetto? Come si possono interpretare i nostri atteggiamenti quotidiani? Un gioco scenico che rovescia il ruolo del pubblico e dell’attore. Il primo sguardo chiede sempre un giudizio, per quanto si abbia la pretesa di essere obiettivi. In un’epoca in cui ci si offre continuamente allo sguardo degli altri e in cui le immagini sono il principale sistema di comunicazione, non siamo tuttavia completamente consapevoli di quanto concediamo a chi ci osserva. Contemporaneamente non ci prendiamo il tempo per analizzare la ricchezza delle informazioni di cui un’immagine si fa portatrice. La performance prevedeva un percorso itinerante, attraverso gli ampi cortili e gli ambienti dell’ottocentesca villa Revedin-Bolasco di Castelfranco Veneto, tramutati in un surreale ambiente carcerario. Durata: 30 minuti. Doublethink Lo spettatore, partecipe dell’azione teatrale, entra all’interno di una surreale caserma dove agenti di sorveglianza vengono istruiti a condurre le proprie indagini a partire dall’osservazione. Un ambiente visionario in cui si esige una mente che si adatti senza resistenze alla realtà così come definita dall’osservatore stesso e che cancelli ogni forma di obiezione. Le indagini dell’osservatore, una sorta di Grande Fratello orwelliano, si spostano da una coppia, spiata nella propria intimità quotidiana, probabilmente indagata in quanto colpevole di qualche misfatto, allo spettatore, emblema della persona comune osservata e studiata, indipendentemente che abbia commesso o meno un reato, anche a fini di mercato. L’osservatore diviene metafora di un sistema che vuole arrivare a cogliere e persino a possedere il pensiero del suo osservato. Una ricerca sull’osservazione e sul controllo sociale e in particolare sulla complessa interpretazione della realtà che ciascuno di noi opera quando osserva. Siamo consapevoli dei ruoli che assumiamo nella quotidianità in virtù del sentirci osservati-giudicati? Nella società della pubblicità e della globalizzazione, in cui le immagini sono il principale sistema di comunicazione, in cui è possibile tutto e il suo contrario e in cui il vivere quotidiano si fonda su elementi diversi e contraddittori, spesso è possibile sostenere un'idea ed il suo opposto senza mai trovarsi al di fuori delle aspettative sociali. Ci è richiesta un’adesione costante di fronte a idee disparate e mutevoli e un continuo adeguamento al ruolo di consumatore. Doublethink, messa in scena nel Teatro Accademico della città di Castelfranco Veneto, dalla particolare architettura della metà del Settecento, è stata allestita su palco, platea, logge e palchetti. Durata: 40 minuti. |